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Marineland chiude: fine di un’era per il più grande parco acquatico d’Europa

Marineland, il parco acquatico più volte al centro di dibattiti a causa delle condizioni degli animali, chiuderà ufficialmente il 5 gennaio.

C’era una volta un luogo che per decenni ha incantato milioni di persone. Un luogo in cui la maestosità delle orche e il fascino dei delfini incontravano il divertimento delle famiglie. Ma oggi, quel posto, simbolo di un’epoca ormai lontana, si prepara a spegnere le sue luci.

Marineland, chiusura ufficiale (europamica.it)

Il famoso parco acquatico Marineland, nella splendida cornice della Costa Azzurra, ha deciso di chiudere definitivamente i battenti il 5 gennaio 2025. Dietro questa scelta, c’è molto di più che un semplice calo di visitatori: c’è una storia fatta di battaglie, controversie e una crescente consapevolezza.

Un destino segnato dalle leggi e dalla società

Il cambiamento inizia da una legge francese del 2021, che ha messo un punto fermo sulla questione degli animali marini in cattività. Con questa normativa, gli spettacoli con cetacei saranno proibiti a partire dal 2026, e la detenzione di orche e delfini sarà sottoposta a regole sempre più restrittive. Questa scelta riflette una sensibilità crescente verso il benessere degli animali e un netto rifiuto della loro reclusione per fini di intrattenimento.

Marineland, che dal 1970 è stato uno dei parchi acquatici più visitati d’Europa, ha dovuto fare i conti con questa nuova realtà. Un tempo luogo di meraviglia per grandi e piccoli, oggi si trova al centro di un dibattito che mette in discussione la sua stessa esistenza. La società sta cambiando, e con essa le aspettative sul rispetto per gli animali.

Le ombre che hanno oscurato il parco

La chiusura non è solo una questione di normative. Marineland è stato spesso accusato di non garantire adeguate condizioni di vita ai suoi animali. Le critiche si sono intensificate dopo la morte di due orche, Inouk e Moana, episodi che hanno scosso profondamente l’opinione pubblica. Le due orche rimaste, Wiki e Keijo, sono ora al centro dell’attenzione. Nate in cattività, rappresentano una realtà che sempre più persone trovano difficile accettare: la vita di creature maestose confinate in spazi artificiali.

Le battaglie che portate avanti (Screen PETA – europamica.it)

Per molti, Marineland è diventato un simbolo delle contraddizioni legate ai parchi acquatici. La spettacolarità degli show non basta più a nascondere il prezzo che questi animali devono pagare. Le piscine non possono sostituire gli oceani, e i salti tra gli applausi del pubblico non possono compensare la libertà perduta.

Il futuro incerto delle ultime orche

Uno dei nodi più difficili da sciogliere riguarda il destino di Wiki e Keijo. La gestione del parco aveva proposto di trasferirle in Giappone, ma la ministra francese della Transizione ecologica ha fermamente bloccato questa opzione, sostenendo che le strutture giapponesi non offrano condizioni adeguate. Anche altre destinazioni europee, come i parchi spagnoli, sono state criticate per la scarsa qualità degli ambienti destinati ai cetacei.

Il futuro di queste orche resta incerto, ma una cosa è chiara: la loro storia ha acceso un dibattito che va ben oltre i confini di Marineland. La questione non è più solo dove potranno vivere, ma come garantire loro una vita che rispetti la loro natura e la loro dignità.

Un declino inarrestabile

Il parco ha dovuto affrontare anni di difficoltà economiche, aggravate da un drastico calo di visitatori. Se negli anni d’oro Marineland attirava oltre un milione di persone all’anno, negli ultimi tempi le presenze sono crollate a poco più di 400.000. Un segnale chiaro di come l’attrattiva dei parchi acquatici stia diminuendo, spinta anche dal cambiamento culturale in corso.

Condizioni poco chiare degli animali a Marineland (europamica.it)

La gestione del parco ha dichiarato che la chiusura è stata una scelta inevitabile, ma ha assicurato che verranno presi accordi per ricollocare tutti gli animali in strutture che rispettino i più alti standard di cura. Questa promessa, però, non basta a placare le preoccupazioni di chi teme che le condizioni ideali siano difficili da trovare.

Un segnale per il futuro

La chiusura di Marineland rappresenta un momento storico, non solo per la Costa Azzurra, ma per tutto il movimento che si batte contro la cattività degli animali. È una vittoria per chi ha lottato per decenni per dare voce a creature spesso invisibili dietro il velo dello spettacolo e del divertimento.

Questo evento segna anche un cambiamento più ampio: un ripensamento collettivo su come gli esseri umani interagiscono con gli animali e sull’etica del loro utilizzo per scopi ricreativi. Se un tempo i parchi acquatici erano simboli di progresso e intrattenimento, oggi sono sempre più percepiti come reliquie di un passato che non tiene il passo con le nuove sensibilità.

Un addio che fa riflettere

Mentre Marineland si prepara a chiudere le sue porte, rimane una domanda aperta: quale sarà il prossimo passo per garantire un futuro migliore agli animali marini? La risposta a questa domanda non riguarda solo le ultime due orche del parco, ma anche il ruolo che l’uomo vuole assumere come custode della natura. Marineland chiude, ma il dibattito resta vivo, più attuale che mai.

 

Francesca Di Marco

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